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Quali sono i tributi locali?

Nel grande calderone dei tributi locali, la prima grande differenza è tra tributi locali c.d. maggiori e tributi locali c.d. minori: ecco da dove arrivano le entrate degli enti locali

I tributi locali sono ormai diventati la principale fonte di approvvigionamento per gli enti locali. È dai tributi, maggiori o minori che siano, che arrivano le entrate principali che andranno poi a finanziare la spesa. Rispetto al passato il paradigma è totalmente cambiato: mentre prima i comuni potevano contare sul supporto statale per rimpinguare le casse comunali, ora sono i tributi locali la prima voce di entrata di ogni bilancio. Ed è proprio per questa ragione che sempre più spesso si assiste al tentativo degli enti di rivedere interamente il processo di gestione dell’ufficio tributi al fine di ottimizzare le entrate e, quindi, la riscossione dei tributi.

La prima grande differenza che occorre operare è quella tra tributi locali c.d. maggiori e tributi locali c.d. minori. In realtà la categorizzazione rischia di essere comunque impropria, soprattutto per le “sorprese” che potrebbero spesso derivare da una gestione accorta dei tributi minori. Tuttavia bisognerà necessariamente distinguerli anche in ragione delle entrate e dei benefici che possono apportare all’Ente.

Tributi locali “maggiori” e la IUC

Tipicamente per tributi locali maggiori si intendono quelli rientranti nella IUC – Imposta Unica Comunale. Di fatto i comuni (e soprattutto i cittadini) non hanno mai potuto beneficiare di una sola imposta che accorpasse quelli che oggi sono i tre tributi più importanti per la pubblica amministrazione locale. I tributi maggiori sono dunque quelli che pesano maggiormente sulle tasche dei cittadini: nell’ordine avremo dunque l’IMU – Imposta Municipale Propria, la TARI – Tassa Rifiuti e la TASI – Tassa sui Servizi Indivisibili. Questi tre tributi contribuiscono in maniera determinante a tenere in piedi i traballanti bilanci degli enti locali:

  • IMU – Imposta Municipale Propria: di matrice tipicamente patrimoniale, consiste nella tassazione della proprietà immobiliare insistente nel territorio comunale;
  • TARI – Tassa Rifiuti: in questo caso la questione diventa un po’ più articolata. Il prelievo, infatti, è destinato esclusivamente al ristoro delle spese che il comune dovrà sostenere nella gestione del ciclo dei rifiuti. Non parliamo della spesa afferente solo allo smaltimento e alla raccolta dei rifiuti, ma di tutto ciò che a varia titolo può ritenersi direttamente collegato (secondo quanto previsto dalla normativa vigente);
  • TASI – Tassa sui Servizi Indivisibili: immaginata come una sorta di TARI riferibile a tutti gli altri servizi “istituzionali” erogati dall’Ente, dovrebbe normalmente finanziare quei servizi indispensabili quali illuminazione pubblica, ufficio tecnico, anagrafe, polizia locale, etc.). L’imposta è posta a carico del proprietario dell’immobile e del suo conduttore (locatario, etc.).

Tributi locali “minori”, quali sono?

Per tributi locali minori si intendono, tipicamente la TOSAP/COSAP ovvero la Tassa per l’Occupazione del Suolo Pubblico o il Canone di Occupazione del Suolo Pubblico, e l’ICP, ovvero l’Imposta Comunale sulla Pubblicità. Spesso poco considerati nella gestione attenta e rigorosa dell’Ufficio Tributi, possono in realtà rivelarsi fonti di entrata di non secondaria importanza per gli enti locali. Si immagini l’effetto che potrebbe produrre la gestione mirata e accorta dell’imposta comunale sulla pubblicità nei comuni di medie grandi dimensioni, anche attraverso la mappatura del territorio comunale.

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